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Sindrome Metabolica: Cos’è, Come si manifesta?

La sindrome metabolica : Cos’è, Come si manifesta?

 

La sindrome metabolica è una condizione caratterizzata da una grossa circonferenza addominale (dovuta al grasso in eccesso) e a patologie come l’ipertensione arteriosa, il diabete e la dislipidemia (colesterolo alto).

Diabete, obesità, ipercolesterolemia, dislipidemia, sono patologie croniche, richiedono controlli periodici, sia clinici che di laboratorio, e sono spesso associate a patologie di tipo vascolare e neurologico che costringono il paziente a impegnativi regimi di multiterapia.

Bisogna ricordare che una dieta equilibrata e del sano movimento aiutano a prevenire e a contrastare queste malattie.

 

Il diabete mellito

 

L’educazione sanitaria è la pietra miliare nella cura del diabete mellito.

Il paziente diabetico deve conoscere le caratteristiche principali della sua malattia, deve essere in grado di monitorare la glicemia, di autosomministrarsi i farmaci, di conoscere, usare e dosare correttamente l’insulina.

È indispensabile programmare controlli clinici, di laboratorio e specialistici, primo fra tutti il controllo semestrale della vista, per poter intervenire tempestivamente su possibili complicazioni come la retinopatia diabetica.

Il diabete mellito è una patologia che in tempi lunghi può compromettere la retina, il rene, i nervi periferici e comportare un aggravamento della patologia arteriosclerotica dei vasi, degli arti e del sistema nervoso centrale.

La terapia del diabete mellito, se seguita scrupolosamente, consente di ottenere un perfetto compenso glucidico, quindi di evitare la comparsa di complicazioni che costituiscono il maggior problema per il paziente.

Fondamentale è la terapia dietetica!

 

La Dislipidemia

 

Il colesterolo ed i trigliceridi alti, invece, sono un problema molto diffuso.

I fattori di rischio (fumo, ipertensione, colesterolo e trigliceridi alti, diabete) aumentano il rischio cardiovascolare e e si potenziano a vicenda.

La presenza di più fattori di rischio implica la poca efficacia l’azione su uno solo di essi.

È importante precisare che avere il colesterolo alto, non è indice della formazione di placche (aterosclerosi).

Esistono persone con colesterolo alto senza placche e persone con colesterolo normale con le placche (aterosclerosi).

Le placche aterosclerotiche causano indurimento e perdita dell’elasticità delle arterie.

Le placche sono costituite in primis da colesterolo in eccesso, tendono a diventare sempre più grandi e a comportarsi come strutture di sostegno composte anche da sostanze fibrose e cellule connettivali, formando dei veri e propri ostacoli all’interno di arterie e vasi.

Il colesterolo, di per se non ha funzione nociva, esso viene trasportato nel sangue dalle lipoproteine LDL e HDL.

Le LDL sono le cosiddette proteine “cattive” perchè depositano il colesterolo sulle pareti delle arterie, le seconde o HDL sono invece le proteine “buone”, perchè lo rimuovono.

Il livello di colesterolo totale nel sangue è la somma di quello presente nelle lipoproteine LDL, HDL, VLDL, quindi non è un dato che determina in modo assoluto il rischio cardiovascolare.

 

Il valore che conta è il rapporto tra colesterolo totale e buono, che definisce l’Indice di Rischio cardiovascolare (IRC).

L’IRC dovrebbe essere sempre inferiore a 5 per l’uomo e a 4,5 per la donna, ma per metterci bene al riparo da un probabile evento cardiovascolare, è bene che l’IRC sia inferiore a 4 per l’uomo e a 3,7 per la donna.

Il rapporto IRC si calcola dividendo il Colesterolo totale per l’HDL.

Un soggetto con colesterolo totale sui 250 e un HDL pari a 80, ha un indice di rischio pari a 3.1 (assolutamente normale), mentre un soggetto con colesterolo totale pari a 250 e HDL pari a 40, ha un IRC pari a 5 (soggetto a rischio).

Bisogna tuttavia precisare che l’80% circa del colesterolo totale è autoprodotto dall’organismo, mentre il restante 20% viene introdotto con l’alimentazione.

Tuttavia, ha scarsa importanza eliminare gli alimenti contenenti colesterolo, basta evitare gli eccessi.

 

I grassi saturi aumentano il colesterolo totale nel sangue, ma in modo proporzionale tra colesterolo HDL e LDL.

I grassi insaturi invece, aumentano solo quello cattivo, peggiorando il rapporto e aumentando il rischio cardiovascolare.

Una corretta alimentazione prevede una ripartizione equa tra grassi saturi (10% delle calorie totali), monoinsaturi (10%) e polinsaturi (10%), per un totale del 30% circa.

I grassi polinsaturi abbassano il colesterolo cattivo in modo maggiore rispetto alla semplice riduzione dei grassi saturi.

Il colesterolo endogeno, cioè quello prodotto dall’organismo, aumenta se la dieta è ricca di carboidrati, soprattutto se ad alto indice glicemico.

Bisogna ridurre le calorie per evitare il sovrappeso e assumere la giusta ripartizione di macronutrienti.

La percentuale di carboidrati nella dieta non dovrebbe superare il 50%.

 

 

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